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Qualche spunto per una riflessione...

Il seguente articolo l'ho scritto circa un anno fa per un magazine fantasy...vi auguro  una buona lettura sperando possa offrirvi qualche spunto interessante!

In qualità di collezionista ed “esperto” in materia Tolkieniana, comincerò col presentarvi quali aspetti hanno secondo me influito sul grande successo del professore di Oxford rendendolo il punto di riferimento per qualsiasi scrittore del genere.
I romanzi fantasy o più in generale i romanzi contenenti situazioni, luoghi e personaggi
frutto della fantasia hanno sempre attirato un vasto numero di lettori e appassionati, questo, perchè capaci di descrivere e far vivere situazioni al di fuori dell'ordinario, capaci di allontanare le persone dalla routine delle loro vite e immergerli in ambienti totalmente estranei e dove, in un certo senso, risulta possibile esprimersi liberamente sia a livello intellettuale che fisico.
Mi spiego meglio, per livello intellettuale intendo l'apertura mentale che le persone hanno nel momento in cui si interfacciano con uno scritto di questo genere letterario, infatti più la mente è aperta e più si comprendono situazioni a noi lontane e che non riconosciamo come nostre o appartenenti alla nostra quotidianità, in questo modo il nostro cervello è in grado di elaborare pensieri e opinioni prive di pregiudizi aiutandoci così ad accettarle.
Il livello fisico invece riguarda l'approccio materiale nei confronti dell'ambiente e delle persone che ci circondano,
soprattutto con gli individui che rappresentano una fazione a noi ostile e che nella vita reale non riusciamo ad affrontare come vorremmo per paura delle conseguenze, una sorta di timore verso una delle leggi base delle fisica dinamica applicata alla vita di tutti i giorni, ovvero che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, ebbene in questo genere letterario questo timore viene annullato e la libertà di pensiero ed azione prende il sopravvento.
Questi sono elementi presenti in tutti i romanzi fantasy però, quindi cosa rende Il Signore degli Anelli diverso da tutti gli altri? Ebbene, secondo me la risposta sta nell'attenzione che lo scrittore ha dato alle “piccole” cose che rendono in realtà la vita di un uomo degna di essere vissuta, lasciando in secondo piano le grandi “imprese” , il successo e il potere, infatti questi aspetti sono solo il prodotto di azioni mirate a proteggere le piccole cose a cui mi riferivo, per preservarle e ritrovarle ad aspettarci una volta che la nostra parte nella storia è finita.
Ma quali sono queste piccole cose?
L'elenco potrebbe essere lungo, ma lo sintetizzerò in 4 concetti fondamentali, ovvero:

- casa,
- famiglia
- amore
- NORMALITA'

 E questi concetti possono essere ulteriormente riassunti in alcuni passaggi del libro come il seguente che si svolge poco prima che Sam e Frodo raggiungano la tana di Shelob:

 “ E noi non saremmo qui, se avessimo avuto le idee un po' più chiare prima di partire <...> Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. <...> Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano una felice fine. Capite quel che intendo dire: tornare a casa e trovare tutto a posto, anche se un po’ cambiato…come il vecchio signor Bilbo.“

 Voi vi domanderete, cosa c'è di fantasy in tutto questo? Non dico tutti, ma la maggior parte di noi aspira ad ottenere queste cose!
E' vero e per me Tolkien lo sapeva benissimo, ma ha fatto una scelta coraggiosa: rendere straordinario ciò che è ordinario e una persona ordinaria, straordinaria... ma come? Dandogli la possibilità di difendere la propria normalità, il cattivo di turno è solo un pretesto per farci vivere la soddisfazione di difendere ciò che abbiamo di più caro.
I lettori si sentono vicini ai personaggi proprio per questo motivo, sono normali, proprio come noi, non sono coraggiosi perchè in cerca di grandi gesta ma come lo saremmo noi se ci toccassero un figlio, un genitore o la propria moglie/marito, non hanno poteri magici o capacità speciali che possano aiutarli e chi le ha (tipo Gandalf) non le usa, perchè anche noi ne siamo privi.
E' insomma la purezza e credibilità della azioni a distinguerci e soprattutto non è tanto chi siamo, ma ciò che facciamo a qualificarci e anche tra i buoni, chi sbaglia paga caro e quasi sempre con la propria vita.
Niente svia l'attenzione dei personaggi dal perseguimento del proprio obbiettivo e tutto ciò che nella vita influisce sulle loro relazioni con gli altri viene eliminato e a tal proposito necessita di essere sottolineato un elemento di particolare importanza, ovvero la totale assenza di una qualsiasi componente sessuale all'interno del romanzo.
Questo aspetto, cosi come non distoglie l'attenzione dei personaggi, ha lo stesso effetto anche sul lettore, ci trasporta in una dimensione parallela dove i nostri istinti vengono inibiti nonostante buona parte dei personaggi siano, sia per il pubblico maschile che femminile, molto appetibili.
Come esempio posso portare la prima apparizione di Arwen ne La Compagnia dell'Anello, dove viene chiaramente espressa la bellezza straordinaria di questo personaggio, ma in cui l'unico obbiettivo è creare nel lettore un ideale e non un attrazione fisica verso il personaggio:

 “Al centro della tavola, poggiato contro gli arazzi appesi alle pareti, vi era un baldacchino sotto il quale sedeva una graziosa dama; tanto rassomigliava a Elrond che Frodo capì che doveva essere legata a lui da stretta parentela.
Giovane era, eppur non tanto. La chioma corvina non era sfiorata dalla brina, le braccia bianche ed il viso limpido erano lisci e vellutati, e miriadi di stelle risplendevano negli occhi grigi come crepuscolo luminoso; ma il portamento era regale e lo sguardo rivelava riflessione e saggezza, apprese attraverso anni di esperienza. Sul suo capo era posata una cuffietta di pizzo argenteo ricamata di pietre preziose e scintillanti; ma la veste di un grigio pallido non aveva altro ornamento che una cinta di foglie intrecciate con fili d’argento.”

Il sesso, nonostante piaccia a tutti, risulta totalmente superfluo, così tanto superfluo da risultare di troppo, quasi un elemento di fastidio se pensiamo di inserirlo nel libro.
Eppure, se pensiamo al trono di spade di Martin che col professore ha in comune soltanto la doppia R.R, il sesso è molto presente, fin troppo, tanto presente che sarebbe lecito domandarsi se fanno altro oltre a quello, ecco quindo ciò che fa la differenza tra un buon libro fantasy e un ottimo libro fantasy o una buona penna da un ottima penna: eliminare ciò che distoglie l'attenzione di chi legge e che lo porta a riflettere su aspetti della vita che poco c'entrano con i quattro punti fondamentali che ho elencato in precedenza e soprattutto non ricorre ad “espedienti” che non appartengono al genere per mantenere concentrato il lettore medio.
Chiaramente anche le creature che popolano l'universo Tolkieniano si riproducono e presumo anche che non dispiaccia a nessuno di loro, tuttavia nessun accenno a situazioni ambigue, solo ne Il Silmarillion è possibile leggere un passaggio che lascia intuire una certa morbosità nei pensieri di un personaggio, ovvero quando Morgoth pensa a Lùthien in questi termini:

Allora Morgoth, ammirandone la bellezza, concepì in cuor suo una sconcia brama, e un disegno più oscuro ancora di quanti non gli fossero nati dentro dacché era fuggito da Valinor”

Ma rimane ugualmente l'unico e velato riferimento ad un contenuto vagamente sessuale presente in tutti i suoi libri.
Per concludere questa breve analisi non poteva mancare la caratteristica più apprezzata/odiata delle opere di Tolkien, ovvero la sua grande passione per la descrizione, che si tratti di ambienti, situazioni o personaggi, Tolkien di certo non risulta mai sintetico, anzi, e a tal proposito vi riporto un commento trovato in rete che rappresenta una buona fetta di quelle persone che in Tolkien di certo non hanno proprio trovato il loro scrittore preferito:

 “Il linguaggio è antico, per nulla coinvolgente, ripetitivo e stancante. per girare pagina ci mettevo 15 minuti buoni.
Insomma lo sconsiglierei a chiunque! Mia sorella non credendo che fosse cosi noioso provò a leggerlo anche lei!!!
Stessa identica scena...Finimmo col guardarci il film e riassumere il tutto in poche ore.
Insomma premio il contenuto e l'originalità dell'autore. Ma non il libro in sé perchè un linguaggio troppo pesante!!! lo pagammo nelle nostre care vecchie lire 55000 lire. I soldi più sprecati della mia vita ”

Ma avrà ragione la nostra amica a pensarla così? O semplicemente non ha la giusta predisposizione?
Vi porto in esempio uno dei passaggi che amo di più, ovvero il momento in cui Tolkien tramite gli occhi di Gimli ci descrive le caverne di Aglarond ne Le Due Torri:

 «E, Legolas, quando le fiaccole sono accese e gli Uomini camminano sui pavimenti sabbiosi sotto cupole echeggianti, ah! Legolas, allora gemme e cristalli e filoni di minerali preziosi scintillano sulle pareti lucide; e la luce risplende attraverso marmi ondulati simili a conchiglie, luminosi come le vive mani di Dama Galadriel. Vi sono colonne di bianco, di zafferano e di rosa-alba, Legolas, plasmate e modellate in forme di sogno; sorgono da pavimenti di mille colori per avvinghiarsi agli scintillanti soffitti: ali, corde, tende fini e trasparenti come nuvole ghiacciate; lance,bandiere, pinnacoli di palazzi pensili! Laghi tranquilli riflettono la loro immagine; un mondo sfavillante si affaccia dagli scuri stagni coperti di limpido vetro; città, che la fantasia di Durin avrebbe difficilmente immaginato in sogno, si stendono con viali e cortili circondati da colonnati, sino alle oscure nicchie ove non penetra la luce. D’un tratto, clic!, cade una goccia d’argento e i cerchi increspati sul vetro fanno curvare e tremare ogni torre come alghe e coralli in una grotta del mare. Poi giunge la sera: le visione sbiadiscono e scompaiono scintillando; le fiaccole passano in un’altra stanza, in un altro sogno. C’è una camera dopo l’altra, Legolas: un salone che dà su un altro salone, una scalinata su un’altra scalinata, una cupola dopo l’altra, e mai i serpeggianti sentieri interrompono la loro corsa verso il cuore della montagna. Caverne! Le Caverne del Fosso di Helm! Felice il destino che mi condusse sin lì! Piango ora di doverle lasciare».

Qualcuno potrebbe dire che ha ragione lei, io dico invece che non è predisposta.
Il Signore degli Anelli non è assolutamente un libro per tutti, perchè tutti non traggono piacere dalle stesse cose e perché non tutti hanno un'apertura mentale sufficiente ad ammortizzare l'impatto con questo fiume di immagini che ci viene fornito.
Per la ragazza del commento le immagini sono superflue, inutili e noiose, l'importante è che succeda qualcosa, ecco perchè invece ha apprezzato il film, proprio perchè queste parti sono giustamente state tagliate, ma è altrettanto vero che è proprio questa mancanza a suscitare il malcontento negli affezionati.
Questo malcontento è dato dal fatto che qualcuno si è permesso di rendere fruibili a tutti situazioni e cose che ognuno si immaginava diversamente dandone una visione universale, ma soprattutto perchè è stata violata l'intimità che ognuno di essi ha con il libro, mentre per altri questo non avviene e se questa intimità non si fa spazio allora non accetteremo di buon grado neanche le capacità descrittiva dell'autore.
Per spiegare meglio questo passaggio pensate alla predisposizione che avete quando state parlando con una persona che vi sta simpatica e verso cui provate interesse o se al contrario state parlando con una che vi sta antipatica, questo è un chiaro esempio di come rendete disponibile o meno la vostra mente all'ascolto o alla lettura.
Passiamo invece ora al pure collezionismo, ovvero, perchè collezionare tante edizioni diverse delle stesso libro?
Questa domanda trova una risposta puramente sentimentale, sono talmente legato a questo autore che raccoglierle rappresenta una specie di tributo e in seconda battuta dà una specie di continuità emotiva, mi spiego:
Ho letto Il Signore degli Anelli almeno 15 volte dal 1998, è un libro che quando leggo mi da sicurezza, la Terra di Mezzo è una specie di casa in montagna che uno sfrutta ogni qual volta vuole allontanarsi dal caos della propria vita.

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Ringraziamenti

Un sentito grazie va a "Tolkieniano", grande appassionato di J.R.R Tolkien come me e proprietario di una bellissima e grandissima collezione delle sue opere e non solo.
Grazie perchè con molta gentilezza mi ha permesso di poter trarre spunti e recuperare informazioni dal suo lavoro.

Vorrei inoltre ringraziare Luca, grande amico anche lui appassionato di Tolkien che mi ha aiutato a revisionare il sito e a correggerne gli errori mentre l'ultimo grazie va a Dario, che mi ha permesso di reperire la maggior parte dei volumi rari presenti nella collezione.